Felice Monteleone – FMPhotoSport  Test


Test nuovo zoom super tele Tamron SP 150-600 f/5-6.3 Di VC USD

 

 

Grazie alla collaborazione di Tamron Italia e PolyPhoto, distributore ufficiale del marchio, ho avuto modo di testare a fondo il nuovo zoom Tamron SP 150-600 f/5-6.3 Di VC USD.
L’ottica copre un range di focali veramente interessante, rendendola adatta a generi come fotografia naturalistica e sportiva.
Ed è proprio in quest’ultimo ambito che ho voluto mettere alla prova le doti di questo interessante super zoom.
Il test è stato effettuato durante il sesto round della MotoGP presso l’Autodromo Internazionale del Mugello, nella splendida cornice delle colline toscane, con corpi macchina Canon EOS 5DMark3 e Canon EOS 7D, quindi rispettivamente su sensore FULL FRAME e APS-C.

Partiamo con la descrizione delle caratteristiche ottiche di questo zoom: il barilotto si presenta di colore nero con la guarnizione antipolvere sulla baionetta di innesto sul corpo macchina. E’ presente la finestra di indicazione delle distanze, lo switch per l’attivazione e disattivazione dello stabilizzatore (che Tamron chiama VC ovvero Vibration Compensation), lo switch per l’attivazione della messa a fuoco, e quello per il limitatore della distanza di messa a fuoco (15 metri e infinito).

 

Caratteristiche Tecniche

Focale: 150-600 mm
Angolo di campo: 16.4 – 4.1°
Diaframma: f/5.0-f/6.3
Lamelle Diaframma: 9
Lenti/Gruppi: 20 elementi in 13 gruppi
Rapporto riproduzione: 0.20x

Funzionalità

Tipo di zoom: Ghiera, esterno
AF interno: SI
Full Time MF: SI

Costruzione e note

Anello treppiede: SI
Moltiplicatori: SI (con corpi macchina con punti sensibili a diaframma f/8 alla massima apertura)
Diametro filtri: 95mm
Paraluce: In Dotazione
Tropicalizzazione: NO (ma con guarnizione sulla baionetta di innesto dell’ottica sul corpo macchina)
Peso: 1950g
Dimensioni: 106 x 258 mm

 

Test sul campo:

Come detto in precedenza, il banco di prova di questa ottica è stato il sesto round del mondiale MotoGP, tenutosi presso l’Autodromo Internazionale del Mugello. Le condizioni meteo sono state molti favorevoli alla prova, praticamente sole e caldo durante tutto il weekend, a vantaggio ovviamente dei risultati in termini cromatici e dello spettacolo per i tifosi, intervenuti da ogni parte del mondo.
L’ottica si presenta di generose dimensioni, è quindi raccomandabile l’uso di un buon appoggio come un monopiede o un treppiede. Nel mio caso, l’utlizzo è stato esclusivamente a mano libera.
Dopo un breve periodo di familiarizzazione con la nuova ottica, soprattutto per studiarne e capirne il bilanciamento dei pesi con i miei corpi macchina, ho iniziato a scattare alternando il Tamron sulla 5DMark3 e sulla 7D; c’è da aggiungere che, in termini di ergonomia, ho avuto un feeling migliore con la 7D semplicemente per il fatto che su questo corpo macchina ho il Battery Grip che indubbiamente consente un controllo migliore dell’accoppiata corpo/ottica; sulla 5DMark3 invece ho avuto qualche difficoltà in più, ma nulla di insormontabile, dopo un pò ci si fa l’abitudine, anche perchè il peso complessivo dell’ottica ne consente una buona gestione anche a mano libera.

Tecnicamente parlando, in eventi sportivi come la MotoGP o nel MotorSport in generale, il sistema di messa a fuoco (sia del corpo macchina che dell’obiettivo) ricopre un ruolo di fondamentale importanza; l’autofocus deve essere in grado di agganciare e seguire i soggetti senza esitazioni od incertezze, altrimenti si rischia di perdere momenti fondamentali. Lato corpi macchina, la 5DMark3 dispone di un sistema con 61 punti di messa a fuoco tutti a croce, mentre la 7D ha a disposizione di 19 punti, anch’essi tutti a croce; la modalità che ho utilizzato sui due corpi macchina è stata AI-Servo con selezione della messa a fuoco a zona (praticamente ho utilizzato la singola zona a 9 punti, che mi ha garantito un ottimo successo in termini di scatti realizzati ed utilizzabili ai fine editoriali).
C’è da aggiungere che la Canon EOS 5DMark3 ha un sistema AF di ultimissima generazione dalle prestazioni eccezionali, mentre quello della Canon EOS7D ha qualche anno in più sulle spalle, ma è altrettanto performante. Ultimo dettaglio, assolutamente da non trascurare, ho utilizzato moltissimo (quasi esclusivamente) lo scatto a raffica che nella 5D permette di realizzare circa 6.5 fotogrammi al secondo, mentre nella 7D addirittura 8 fotogrammi al secondo.

Il Tamron ha dalla sua parte un motore autofocus di ultima generazione denominato USD – UltraSonic Drive, che garantisce una buona velocità, soprattutto in termini di inseguimento dei soggetti. L’obiettivo è stato usato su tutto il suo range di focali, e devo ammettere che avere la versatilità di uno zoom, e con 600mm di focale massima (al Mugello si è sempre corti), è di una comodità da non sottovalutare. Se teniamo poi conto che i suoi 600mm su sensore ridotto (APS-C) diventano la bellezza di 960mm su APS-C, direi che abbiamo a disposizione un range di focali estremamente versatile e utile per qualsiasi tipo di esigenza.
Ovviamente, su sensore ridotto, i tempi di scatto devono essere “riadattati” alla maggiore focale dovuta al fattore di crop (in casa Canon su APS-C è pari a 1.6x), adottando tempi decisamente più rapidi rispetto al sensore pieno.

Veniamo finalmente al comportamento del Tamron in pista; premetto con il dire che i colori accessi, saturi e contrastati delle MotoGP consentono un aggancio ed un inseguimento molto agevole e questo non può essere che un grosso vantaggio a favore del risultato finale. Detto questo, l’ottica ha sempre dimostrato buone doti di aggancio dei soggetti, e soprattutto ottime doti di inseguimento (le MotoGP sono molto molto veloci, sia sul dritto che in percorrenza di curva). Qualche piccolo problema l’ho riscontrato nell’inseguimento dei soggetti che provenivano frontalmente all’obiettivo, in particolar modo quando il soggetto era troppo vicino, ma questa è una condizione molto complessa da gestire anche per ottiche più blasonate.
Sempre in merito a questa particolare situazione, la percentuale di scatti buoni aumenta se si ha il tempo di agganciare il soggetto, ovvero se quest’ultimo, seppur in avvicinamento frontale, è abbastanza lontano. In questo caso il Tamron ha tutto il tempo di agganciare ed inziare a seguire correttamente.

 

Fotografie realizzate con corpo Canon EOS7D, sensore APS-C da 18Mpixel

Vediamo di seguito un esempio di quanto detto in precedenza, ovvero soggetto in forte avvicinamento frontale:

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C’è da dire che questa è una situazione molto complessa per il Tamron. Siamo infatti alla massima escursione focale (600mm) e diaframma alla massima apertura (f/6.3). L’ottica in questo caso è riuscita ad agganciare perfettamente il soggetto e a seguirlo costantemente. Inoltre l’aver lavorato con diaframma a tutta apertura, in questo caso f/6.3, ha consentito anche un buon isolamento della moto dallo sfondo.

Difficile capire la resa di una qualsiasi ottica osservando una fotografia di soli 1500px, a queste risoluzioni “tutte” le ottiche garatiscono risultati molto buoni.
Appunto per questo, di seguito troverete un crop della precedente foto per capire il reale comportamento di questo Tamron. Ricordo sempre che stiamo parlando di un obiettivo di fascia entry-level e dal costo di circa 1000€

 

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Questo ritaglio credo possa chiarire ogni dubbio sulle buonissime doti di questo Tamron 150-600mm. Va anche detto che, chiudendo ancora di più i diaframma, avremmo sicuramente ottenuto qualcosa in più in termini di nitidezza generale, a scapito però del bokeh (sfuocato e relativo stacco del soggetto dallo sfondo), ma queste sono scelte molto personali del fotografo.

Affrontiamo ora uno di quei parametri che caratterizzano maggiormente un obiettivo, ovvero la sua nitidezza.
Al giorno d’oggi, o per meglio dire, dopo il passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale, la prima azione che viene immediatamente spontanea dopo aver scaricato le nostre fotografie sul computer, è visualizzare le immagine al 100% ovvero alla loro massima dimensione. Questo con la fotografia analogica era, ovviamente, impossibile e quindi gli eventuali difetti di messa a fuoco o di mancanza di nitidezza dell’ottica erano difficilmente individuabili a occhio nudo, se non osservando stampe di grandi dimensioni.
Oggi invece la tecnologia digitale ci consente di verificare pressochè subito il risultato d una nostra fotografia, e soprattutto se se ci sono errori di messa a fuoco che pregiudicano appunto la nitidezza generale della nostra fotografia e quindi la sua usabilità, nel mio caso, in campo editoriale. Solitamente un’ottica da il massimo in termini di nitidezza in uno specifico range di focali e diaframmi (diverso per ogni tipo di ottica); nel nostro caso, e dalla mia esperienza in pista, il Tamron 150-600 da il meglio di se nel range di focali tra 250mm e 450mm un pò a tutti i diaframmi di lavoro; è chiaro che più chiudiamo il diaframma più la nitidezza aumenta (fino ad un certo limite chiaramente, altrimenti la nitidezza continua a calare per il fenomeno della diffrazione), ma questo non è sempre un vantaggio nel risultato che vogliamo ottenere, ma questi sono dettagli di cui non discuteremo in questa sede. Aumentando la focale, avvicinandoci quindi di più ai 600mm la nitidezza tende a calare un pò, soprattutto ai bordi del fotogramma, mentre al centro si ottengono ancora buoni risultati.

Vediamo ora qualche altro esempio della resa del nostro Tamron 150-600; premetto subito che sono rimasto sbalordito dai risultati.

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Ci troviamo ad una focale di 250mm e diafamma f/8 con luce molto favorevole. E di seguito il crop sul casco di Valentino Rossi per capire bene la resa di questo obiettivo:

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Il risultato parla da solo. L’ottica è veramente molto nitida, ed anche la resa cromatica è di alto livello per un obiettivo di questa fascia di prezzo. Questa è comunque una situazione di scatto molto vantaggiosa in quanto i soggetti passano veramente molto vicino alla posizione dei fotografi (siamo alla Bucine, ultima curva prima del rettilineo principale del Mugello, tratto dove si raggiungono velocità elevatissime, proprio in questo weekend Andrea Iannone che con la sua Ducati GP15 ha fatto registrare il nuovo record di velocità di 351 Km/h), ed inoltre la luce era praticamente perfetta.
Relativamente alla tenuta ai riflessi causati dal sole, parliamo dei cosidetti “flare“, posso tranquillamente dire che l’ottica si comporta egregiamente, grazie anche al suo paraluce che limita veramente al minino questo problema. Diciamo pure che in tre giorni di test molto intensivo, e sotto ogni condizione di luce, non ho mai avuto nessun problema di flare, merito anche del nuovo trattamento antirifilesso adottato da Tamron su questa lente. Sempre in merito al paraluce, devo però dire che la costruzione di quest’ultimo è un pò troppo plasticosa, avrei sicuramente preferito dei materiali di maggior pregio e fattura, ma ricordo che stiamo sempre parlando in un obiettivo di fascia entry level e dal costo di circa 1000€; l’adozione di materiale migliori avrebbe quindi fatto lievitare il prezzo.

 

Fotografie realizzate con corpo Canon EOS5D Mark3, sensore Full Frame da 22.3 Mpixel

Il Tamron SP 150-600 f/5-6.3 Di VC USD, nasce per fotocamere con sensore pieno Full Frame (24×36), ed è proprio qui che quest’ottica da il meglio di se.
Nello specifico l’ho utilizzato con il mio secondo corpo, ovvero sulla Canon EOS5D Mark3, fotocamera che non ha bisogno di presentazioni in quanto a qualità e caratteristiche tecniche. Se sulla Canon EOS7D abbiamo avuto i risultati che abbiamo analizzato in precedenza, sulla 5D si raggiungono livelli qualitativi di altissimo livello per un’ottica di questa fascia di prezzo. In questa condizione le focali del Tamron vengono utlizzate realmente senza il fattore di ingrandimento del sensore APS-C; nella fotografia sportiva, l’incremento della focale ha indubbiamente i suoi vantaggi a scapito però di una profondità di campo maggiore a parità di diaframma di utilizzo rispetto ai sensori Full Frame. Il sensore pieno ha però dalla sua parte una qualità generale dei files prodotti sicuramente superiore, soprattutto in condizioni di scarsa luminosità; non è questo il caso in quanto si scatta prevelentemente alla luce del giorno, e l’aumento degli ISO, in questi frangenti, è necessario solamente per avere tempi di scatto più rapidi.

Vediamo ora, con qualche esempio pratico e tangibile, il comportamento del Tamron 150-600 sulla Canon EOS5D Mark3.
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E di seguito il crop dell’immagine per apprezzare al meglio le qualità del Tamron
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Ancora un esempio della qualità di questa ottica:
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Ed il relativo ritaglio:
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Le immagini mostrano chiaramente due caratteristiche della resa del Tamron su sensore pieno: la prima è la maggiore nitidezza delle immagini, dovute in parte alla maggiore risoluzione della 5D Mark3, ed in parte alla migliore resa di quest’ottica su FF; la seconda è la minore profondità di campo che permette di staccare meglio i soggetti dallo sfondo. La resa cromatica, anche in questo caso è di ottimo livello; stiamo sempre parlando di immagini scattate direttamente in formato jpeg.

 

Conclusioni

Dopo un weekend estenuante, sia per il sottoscritto che ha passato tre giornate intere sotto il sole cocente del Mugello, sia per l’ottica fornita gentilmente da Tamron Italia e PolyPhoto, posso tranquillamente affermare che il valore di questo obiettivo supera di gran lunga il suo prezzo di acquisto.
Con circa 1000€ si può acquistare una validissima ottica con un’escursione focale molto interessante sia in ambito sportivo che naturalistico.
La resa è superiore su fotocamere con sensore Full Frame, dove abbiamo vantaggi come una maggiore nitidezza ed un fuori fuoco più accentuato, ma anche su sensore ridotto le prestazioni non sono affatto da sottovalutare; l’incremento di focale dovuto al fattore di crop è senz’altro molto utile e le prestazioni generali sono indubbiamente molto buone. La resa cromatica non ha mai tradito le mie aspettative regalando immagini dai toni molto vicini alla realtà, ma al tempo stesso vivaci sature al punto giusto, proprio come ci immaginiamo le moto di questi campioni del motociclismo mondiale; il sistema AF si è dimostrato affidabile con qualche piccola incertezza in condizioni di utilizzo quasi al limite (per lo più nell’ aggangio di soggetti in veloce avvicinamento frontale); nell’inseguimento laterale invece non ci sono stati problemi rilevanti o che hanno compromesso la qualità delle immagini. Il trattamento ottico le rende inoltre praticamente esente da Flare ed immagini fantasma nel fotogramma.
La costruzione generale è di buon livello, le ghiere sono fluide e veloci da azionale nel cambio focale, magari il paraluce poteva essere un pò meno plasticoso, ma questo non costiuisce assolutamente un problema. Non ho avuto modo di approfondire la qualità dello stabilizzatore in quanto lo tengo disattivato nella messa a fuoco ad inseguimento, ma dai pochi test che ho effettuato devo dire che si comporta decisamente bene. L’effetto della stabilizzazione è molto efficace con soggetti statici e l’effetto è immediatamente visibile nel mirino della fotocamera.

Bene, detto questo, e alla luce delle prove effettuate, il Tamron SP 150-600 f/5-6.3 Di VC USD, supera a pieni voti il test della MotoGP, test assolutamente non facile da gestire anche per ottiche professionali e dal costo decisamente superiore.

 

Ringrazio ancora una volta Tamron Italia e PolyPhoto per la gentile concessione dell’esemplare in prova.

 

Tutte le foto realizzate sono di proprietà di Felice Monteleone | FMPhotoSport, e sono state realizzate con la seguente attrezzatura:

Canon EOS5D Mark3
Canon EOS7D
Tamron SP 150-600 f/5-6.3 Di VC USD

 

Un cordiale saluto e ci vediamo al prossimo test.

Felice Monteleone

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